La marineria di   Isola delle   Femmine dal paleolitico ad oggi

LA STORIA

 

Ho deciso di far conoscere alla cittadinanza una serie di documenti che ricostruiscono la storia della marineria di Isola delle Femmine e che dimostrano le sue antiche origini. “Non ho la presunzione di essere uno storico”, afferma Giuseppe Bellone, “ma attraverso questi documenti cerco di mantenere viva la memoria storica del paese e di tramandarla  ai nostri figli e nipoti”. Fin dalle origini tra gli uomini che abitarono questi luoghi e il mare vi è stato un legame indissolubile. “Il territorio del Comune di Isola delle Femmine è stato abitato dall’uomo primitivo, che ha lasciato traccia di se nel Vallone della Cala, un paesaggio di montagne calve e scabre, ma fortemente suggestivo”, scrive Giulia Di Maggio Sommariva nel suo libro “Capaci e Isola”. Il Vallone della Cala è un vasto emiciclo, delimitato da pareti rocciose modellate dal mare che, nella notte dei tempi, vi ha scavato una ventina di grotte, come la grotta ‘della Tonnara’. In queste grotte, inoltre, una prima ricognizione effettuata nel 1947 ha portato al ritrovamento di schegge di selce, ossidiana, terracotte preistoriche ma anche incisioni rupestri. “L’uomo che abitò le grotte di questo versante occidentale del Raffo Rosso, tra Isola e Sferracavallo”, “vide un paesaggio poco diverso dall’attuale”. Questi primi uomini, scesi dalle montagne, trovarono un mare ricco di pesce soprattutto in quello stretto passaggio tra l’isolotto e la terra ferma.  Già da un secolo, però, ad Isola delle Femmine era attivo uno stabilimento per la pesca e la produzione del garum, una salsa di pesce molto apprezzata dai romani. Negli anni ’80 Gianfranco Purpura, professore  ordinario di diritto romano e diritti dell’antichità presso l’Università di Palermo, ha rinvenuto sull’isolotto i resti di almeno sette vasche a circa 30 metri dal mare. 

 

 
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Dai fondali marini intorno all’isolotto provengono diversi reperti archeologici e sembra essere accertata l’esistenza di almeno un relitto antico di età ellenistica. “Ciò conferma la correlazione tra stabilimenti per la lavorazione del pesce e relitti antichi”, scrive Purpura. Successivamente gli impianti per la pesca furono ubicati nella terraferma. La prima testimonianza certa della presenza di una tonnara ad Isola delle Femmine è del 1176, quando il Re di Sicilia Guglielmo II, donò l’impianto con le sue pertinenze e il suo santuario alla chiesa di Santa Maria Nova di Monreale. Nel XII sec. la tonnara era tra le più importanti della costa palermitana e il territorio aveva una valenza strategica tale che fu necessario edificare delle torri di avvistamento, una a terra e successivamente un’altra sull’isolotto. Il Comune di Isola delle Femmine nasce nel 1855, ma la storia della marineria proseguiva da secoli e le tradizioni marinare dei pescatori di Isola delle Femmine gradualmente spiegarono le vele su altre rotte, sempre più lontane. I pescatori cominciarono dapprima a spingersi verso Trapani, San Vito Lo Capo, le baracche di Trapani,  Mazzara e verso le isole di Favignana e Marittimo. Nel 1856 un certo Brignone di Pantelleria si reca a Isola per reclutare equipaggi per la pesca nelle acque di Lampedusa e trova diversi uomini pronti a seguirlo, intrepidi lupi di mare, a bordo delle loro “capaciote”, barche ampie e leggere, solide ed eleganti, adatte alle migrazioni lontane. Nel 1870 Antonio detto u friddu e due dalmati, Novak e Molino, vengono in cerca di braccia robuste per andare in Tunisia a pesca dell’alaccia o sardinella aurita e a pesca di clupeidi da salare in Algeria e così le barche di Isola cominciano a battere in lungo e in largo le coste settentrionali dell’Africa: Mehdia, l’isoletta di Zembra fino a La Calle e piccole colonie di isolani si creeranno a Tabarka, a Susa, a Tunisi e ad Algeri. Negli anni ’20 e ’30 del secolo scorso i fondali della costa nord-occidentale della Sicilia si impoveriscono, anche a causa dell’uso indiscriminato della pesca con la dinamite, e così molti pescatori emigrarono in California. Sul fiume Sacramento vicino San Francisco diedero vita al nuovo borgo di Black Diamond, oggi Pittsburg, e in Alaska presero a pescare il salmone accanto genti di ogni parte del mondo. Ad Isola delle Femmine gli stabilimenti per la lavorazione del pesce durarono fino al 1960, con le ditte Aiello Francesco e Di Maggio Orazio.

 

Giuseppe Bellone​

La torre di terra

 
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All'interno dell'abitato di Isola delle Femmine si può ammirare una torre marina, chiamata "torre in terra" per distinguerla da quella che si trova sull'isolotto antistante il borgo. Viene chiamata anche torre di Capaci, dal nome del paese limitrofo Isola delle Femmine, e fu costruita nel XV secolo. Lo stile riprende la struttura delle altre torri costiere sistuate nella vicina Mondello e a Sferracavallo. Costruita per difendere la tonnara che era stata concessa da Guglielmo II alla chiesa di Monreale nel 1176. La struttura è a pianta circolare ed è composta da due piani fuori terra, dei quali quello in basso ha funzione di cisterna.
                                                                                                                                               FONTE: http://www.paesionline.it

Il fortino militare

 
Il cosiddetto “fortino militare” di Isola delle Femmine è una postazione mobile circolare che durante la Seconda Guerra Mondiale ospitava tre militari addetti alla sorveglianza della 280esima divisione costiera difensiva su Palermo. Serviva alla fanteria per  contrastare un eventuale sbarco alleato nel settore occidentale della Sicilia. Lungo il litorale che va da Trapani a Palermo si contano una quarantina di casematte del genere. Ad Isola delle Femmine ce ne sono almeno cinque ancora visibili. Il 21 luglio del 1943, il giorno prima dell’ingresso degli alleati a Palermo, queste postazioni vennero smobilitate e i soldati si ritirarono verso la Sicilia orientale, dove si stava concentrando il grosso dei combattimenti. La struttura si trova all’interno del parcheggio “Il fortino” di Alessandro Canepa, sul lungomare di Isola delle Femmine. Periodicamente all’interno del fortino vengono organizzate mostre di cimeli risalenti alla guerra.
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 Junkers-52 

 
Alla scoperta del relitto di un aereo tedesco affondato nel 1942 tra Isola delle Femmine e Sferracavallo
“Sferracavallo, estate del 1942. Metà pomeriggio di una bella giornata di sole. Giocavo con mio fratello Carlo sul terrazzo che faceva da copertura all’abitazione degli sfollati. Ad un certo momento sentiamo un brontolio, come di una pentola in ebollizione, e dal mare vediamo provenire una squadriglia di Junkers-52, in perfetta formazione, diretti verso Palermo. Gli aerei volavano ad un’altezza di circa trecento metri sopra le nostre teste. Un poco più in basso rispetto gli altri ne arrancava uno i cui motori emettevano un rumore irregolare interrotto da scoppiettii e vuoti di potenza. Evidentemente erano tutti diretti al vecchio e unico campo di aviazione di Boccadifalco. Tuttavia eravamo fortemente dubbiosi che quell’ultimo aereo vi potesse giungere. Alla distanza di circa un chilometro, proprio sopra l’abitato di Tommaso Natale, quello Junkers vira e torna indietro, nuovamente nella nostra direzione. Per osservarlo meglio ricordo che salimmo sulle tegole della copertura di una 
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 scala che dall’appartamento portava fino alla terrazza. Il tempo di salire e vediamo questo enorme velivolo passare sopra le nostre teste al punto che ci buttiamo distesi come per evitare di essere investiti. Per noi bambini era bellissimo e notammo in particolar modo il giallo dipinto solo al di sotto dei tre motori, le croci nere bordate di bianco sotto le ali, la croce uncinata sul timone di coda e gli enormi flaps molto caratteristici perché abbastanza distanti dalle ali. Una volta passato ci rialziamo in piedi e lo vediamo dirigersi verso il mare che distava da noi circa trecento metri. Evidentemente il pilota voleva tentare un ammaraggio. Dopo aver percorso quasi tutta la rada di Sferracavallo, all’altezza della P.ta Marconi (così definita per la presenza di una potente stazione radio), toccava la superficie del mare alzando un poderoso muro d’acqua al suo intorno. Quasi immediatamente dopo che si era fermato vidi scomparire il motore centrale e le ali. Dalla distanza di circa ottocento metri che mi separava dall’aereo notai gli uomini dell’equipaggio che si lanciavano dal portellone di sinistra che era stato aperto. Nello stesso tempo dal porticciolo del paese partivano moltissime barche di pescatori spinte a remi mentre altre, che già erano fuori in mare al centro della rada, si trovavano praticamente vicinissime. Si lanciarono in mare una decina di uomini, poi più nessuno. Nel volgere di un minuto o poco più l’aereo si inclinò dalla parte del muso fino ad assumere una posizione quasi verticale per poi affondare silenziosamente. Con una corsa di pochi minuti fummo lungo la statale che porta verso il mare alla P.zza di SS. Cosma e Damiano. Oggi non ricordo più se trovammo già lì i militari tedeschi raccolti dalle barche o se giunsero in seguito. Erano tutti a torso nudo, senza scarpe e in mutande. Alcuni tenevano gli indumenti sotto il braccio mentre altri cercavano di asciugare le banconote stendendole sul marciapiedi e ponendovi delle pietre sopra. Tra di loro ve ne era uno che teneva una borsa di cuoio piena di documenti bagnati. Tuttavia erano calmissimi e qualcuno di loro si accese una sigaretta offerta dalle persone del luogo. In un quarto d’ora venne requisito un autobus di linea e, così com’erano, partirono alla volta di Palermo. Il giorno, dopo sul posto, arrivò un pontone che stazionò per altri due o tre giorni. Tutti i tentativi di recuperare l’aereo furono vani. Oggi il mio amico Ferdinando mi dice che si trova praticamente di fronte P.ta Marconi ma io ricordo che era ammarato più internamente alla rada. Forse i tentativi di recupero o i movimenti sott’acqua durante l’affondamento lo hanno spostato.” Oggi il relitto riposa su un fondale sabbioso di –45,00 metri. Vista la profondità si consiglia quest’immersione soltanto a subacquei esperti  con l’appoggio di un diving che fornisca tutta l’attrezzatura di sicurezza e naturalmente l’imbarcazione.

Santuario   Maria SS delle  Grazie

 
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Tunnariam quoque que est in insula Fimi, prope portum Gali, cum omnibus pertinenciis et iusticiis et rationibus suis eidem monasterio perpetuo libere habendam concedimus, ut omni tempore liceat ipsi monasterio ad utilitatem suam officium piscationis tunnorum vel quascumque alias utilitates voluerit absque exactione aliqua exercere.
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Il 29 giugno si svolge la celebrazione della festività di S. Pietro e il 2 Luglio di Maria SS delle Grazie, patrona del paese. Il culto di Maria SS delle Grazie avrebbe però radici molto antiche, molto più di quanto sin ad ora si sia creduto. “Sin dai primi secoli della diffusione del cattolicesimo in Sicilia, i nostri bisnonni si riunivano in preghiera una casetta (cappella) adiacente alla Tonnara, rivolgendosi a Maria SS delle Grazie”, spiega Giuseppe Bellone, “non avevano un sacerdote, ne un sindaco, non conoscevano la teologia, si limitavano alle semplici preghiere e alla recita del rosario e si rivolgevano a S. Pietro e S. Andrea, che furono i pescatori per eccellenza” Giuseppe Bellone in questi anni ha scoperto documenti che retrodatano di parecchi secoli la nascita del culto di Isola delle Femmine e del paese stesso. In uno di questi leggiamo che Guglielmo II, Re di Sicilia dal 1166 alla 1189, rinnovò le concessioni fatte nel 1176 alla chiesa di Santa Maria Nova di Monreale, fra cui la Tonnara che sorgeva ad Isola delle Femmine e le sue pertinenze, insieme cioè al santuario. Un altro documento conferma che già nel 1200, nella Tonnara di Isola delle Femmine, di proprietà dell’arcivescovo di Monreale, sorgeva una cappella dove si venerava la Madonna della Tonnara, poi ampliata per le necessità della comunità nel 1840, prima di assumere l’attuale forma, nel novecento (fonte:chiesedisicilia.org). Documenti che ci parlano del Paese di Fimi, la cui storia è molto più antica di quel che fino ad ora è stato sostenuto e che collocano nella storia in santuario della Madonna delle Grazie già prima del 1200.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                Fonte (Il giornale di Isola).

Joe   Di   Maggio

 
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[...] E' fra le strade di Isola delle Femmine, fra le rocce aspre della scogliera, fra le onde azzurre di questo mare, che ritroviamo la leggenda di Joe Di Maggio, il più grande giocatore di baseball di tutti i tempi, l' ex marito di Marilyn Monroe, mentre un vecchio motivo continua a risuonare nella memoria: "Dove sei andato Joe Di Maggio"? La leggenda di Joe Di Maggio  comincia proprio qui dove vengono uniti in matrimonio Giuseppe Di Maggio e Rosalia Mercurio nella casa di via Cutino. Joe Di Maggio lo trovi parlando con la gente del posto.  Lo trovi mentre ti raccontano il resto di questa storia. [...] [...] A quel tempo migliaia di pescatori siciliani si imbarcano verso l' America per garantire un futuro più dignitoso alle loro famiglie. I Di Maggio sono fra questi. Partono nel 1902, si stabiliscono a Martinez, una cittadina della California a pochi chilometri da San Francisco. A Martinez, Giuseppe e Rosalia mettono al mondo altri sette figli. Il 25 novembre 1914 nasce Joe». Le condizioni della famiglia sono ancora modeste, ma sono certamente migliori rispetto a quelle vissute in Sicilia. "Clipper" è un ragazzo vivace, ma frequenta con poco profitto la scuola. Quando all' età di dieci anni impugna la prima mazza da baseball dimostra di essere una miscela esplosiva di potenza e di agilità. Per aiutare la famiglia fa lo strillone dei giornali. Poi il padre lo porta in mare e gli insegna i trucchi del suo antico mestiere. «Mio cugino Giuseppe voleva che il figlio continuasse la tradizione di famiglia», dice il cugino Baldassare. «Malgrado la buona volontà, Joe si accorse che quel lavoro non era fatto per lui. Giuseppe lo rimproverava spesso, "Sei un lagnusu", uno scansafatiche, ma sperava di raddrizzarlo, quel ragazzo che aveva sempre la testa altrove».[...] [...] A diciassette anni "Joltin Joe" è un ragazzone di un metro e ottanta con i denti a finestra. Proprio allora - è il 1932 - viene ingaggiato dal "San Francisco Mission", una squadra di professionisti della Pacific League. Qualche stagione e poi il grande salto nei "New York Yankees", venticinquemila dollari a stagione, tutti i record polverizzati in 13 stagioni di attività agonistica: 9 campionati vinti, 1.736 partite, 1.308 vittorie, 361 fuoricampo, 56 gare consecutive con almeno una battuta valida. Cifre che lo collocano nella leggenda. Adesso Joe Di Maggio è maturato, come uomo e come giocatore, non ha più la fessura fra i denti e somiglia straordinariamente ad Yves Montand. Scrive lo storico di guerra Stephen Ambrose: «Quanti nostri soldati sono morti sulla sabbia di una spiaggia dicendo ai compagni: salutami Joe Di Maggio quando torni a casa». E il regista Francis Ford Coppola: «Di Maggio era una delle prime cento parole che gli emigrati imparavano non appena sbarcati».
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E ancora il giornalista Vittorio Zucconi: «Aveva dato agli italoamericani dignità ed eleganza, dopo decenni di mafia e di padrini». Nel 1939 sposa l' attrice Dorothy Arnold, dalla quale avrà un figlio, Joe junior, col quale non riuscirà mai ad andare d' accordo. Con la moglie si separerà nel 1944. Nel 1951 a Cleveland, a trentasette anni, in una serata piovosa, si ritira dallo sport agonistico. Sono gli anni in cui frequenta Hemingway, il quale nel romanzo "Il vecchio e il mare" fa diversi riferimenti al grande Di Maggio. "Joltin Joe" è l' uomo più ammirato d' America. [...] [...] Alcuni mesi dopo vede una bellissima donna stampata su un cartellone pubblicitario e se ne innamora: ha i capelli biondo platino e si chiama Marilyn Monroe. La corteggia per due anni e alla fine la sposa. E’ il 14 gennaio 1954. Il matrimonio alimenta il mito Di Maggio, ma durerà soltanto nove mesi: lei è un' attrice in forte ascesa ed ha 27 anni, lui ha smesso di giocare, vuol farsi una famiglia, e ha 39 anni. In più è gelosissimo: degli amici, dei colleghi, dei vestiti scollati di Marilyn. Una incompatibilità che dopo nove mesi sfocerà in una clamorosa rottura: sarà la stessa Monroe, con le lacrime agli occhi, ad annunciarlo alla stampa americana. Lui continuerà ad amarla per sempre, forse l' unico fra gli uomini dell' attrice. Quando la protagonista di "A qualcuno piace caldo" viene ricoverata in clinica, in preda alle sue frequenti crisi depressive, è lui che le sta vicino. Quando il 6 agosto 1962 lei muore in circostanze misteriose, è Joe che organizza il funerale selezionando soltanto ventitré persone. A certi pezzi da novanta di Hollywood che vogliono a tutti i costi partecipare alle esequie dice con garbo: «Mi dispiace, dopotutto l' avete ammazzata voi». In una delle tantissime biografie dell' attrice si legge: «Pochi giorni prima della sua morte, Marilyn aveva deciso di risposare Joe Di Maggio». In ogni caso, da quel momento e per tutta la vita, "Joltin Joe" porterà delle rose rosse sulla sua tomba. è di quegli anni la prima (e ultima) visita che il grande campione effettua ad Isola delle Femmine, ospite per un giorno dell' ex sindaco Antonio Di Maggio. [...] [...]«Aveva una grande voglia di conoscere le sue radici», dice Vincenzo, allora appena ventenne, oggi sessantenne. «Trascorse l' intera giornata in questa casa». Un edificio ottocentesco con i pavimenti decorati, le volte altissime, i ritratti degli antenati appesi ai muri, la terrazza che si affaccia sul mare. 
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«Onestamente non so se Joe appartenesse al mio stesso ceppo familiare, ma trascorremmo una giornata indimenticabile: non parlava molto, ma amava ascoltare le notizie sulla sua famiglia e sulle origini di Isola delle Femmine. Nel pomeriggio lo accompagnai in giro per il paese: visitò l' abitazione dei genitori, la piazza, la scogliera, il porto. Poi abbracciò tutti e ripartì, con la promessa che sarebbe tornato». Passano gli anni. Per molto tempo Joe Di Maggio diventa una sorta di ambasciatore dello sport americano in tutto il mondo. Nel 1993 torna in Italia
come delegato della National italian american foundation (Niaf): il programma prevede tappe a Roma, a Palermo, e a Isola delle Femmine («Sarà il ritorno al mio paese il momento più significativo del mio viaggio in Italia», dice ai giornalisti). Nella capitale viene ricevuto dal presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, che lo fregia del titolo di commendatore. Un forte malore causato dalla fatica gli impedisce di volare in Sicilia per prendere la cittadinanza onoraria di Isola delle Femmine, dove avevano preparato grandi festeggiamenti in suo onore. Sei anni dopo muore nella sua casa di Hollywood in seguito a un male incurabile. Eppure "Joltin Joe" è ancora qui, fra la scogliera aspra e il mare azzurro di Isola delle Femmine.
LUCIANO MIRONE  - fonte: repubblica.it (tutti i diritti riservati) leggi tutta la storia su: http://www.turismoisoladellefemmine.it/joedimaggio.php

Gemellaggi: Pittsburg,  Monterey,  Bevagna

 
Nei primi del 900, in paese si diffonde poco alla volta l’idea di emigrare in America e precisamente in California. I pescatori partono dapprima in pochi, e una volta constatato che quella era una terra che avrebbe migliorato la loro vite in tutto e per tutto, spingono i loro conterranei a fare lo stesso. Il paese cosi, comincia a spopolarsi, il pescatore si porta dietro anche la famiglia che si trapianta definitivamente in una nuova terra piena di buone prospettive. Ciò si trasforma nell’esodo di quasi tutto il paese, che si spinge a creare un nuovo borgo sul fiume Sacramento: Black Diamond, attuale Pittsburg, presso San Francisco. Dopo quasi 100 anni, tra Maggio e Giugno del 1994, i due borghi, Isola delle Femmine e Pittsburg, riprendono i loro contatti, sociali ed
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economici, ufficializzandoli con un  "attestato", che è la dimostrazione che, l'amore per le comuni origini è ancora vivo. A prova di questo gemellaggio, entrambi i paesi fanno realizzare due statue identiche, raffiguranti un pescatore. Ad Isola delle Femmine, quest’opera è stata esposta al centro della piazzetta da cui ha preso il nome, per l’appunto Piazza Pittsburg.
IL 5 agosto la Giunta Comunale di Monterey deliberava di accogliere la proposta di gemellaggio del Conmine di Isola delle Femmine deliberata lo scorso mese di luglio: l’Amicizia tra le due comunità verrà sugellata con la fir,a della Carta dìintenti che avrà luogo il 6 settembre 2017 presso la sede del municipio della cittadina californiana. Il legame tra la città di Monterey e la città di Isoala delle Femmine è iniziato oltre 140 anni fa, già dalle prime migrazioni dei pescatori isolani Ferrante, Cardinale, Lucido. Russo, Bologna, Davì, Mercurio, Di Maggio, Siino, Aiello verso la California, quando sulle bellissime coste di Monterey hanno costruito i primi nuclei di tante piccole e grandi comunità.
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I cittadini di Isola delle Femmine e Monterey non hanno mai dimenticato le loro radici comuni, fatte di sacrifici, lavoro e pesca e questi valori sono l’importanre eredità da consegnare alle nuove generazioni. Nel 2002 le Comunità di Monterey e Isola delle Femmine hanno iniziato un percorso di Amicizia e collaborazione, insieme alla comunità di Marettimo (Trapani - Italy); in quell’occasione si sono gettate le basi per la costruzione di condivisi progetti futuri e, onorata della visita dell’allora a sindaco di Monterey Mr. Dan Albert, la comunità isolana ha intitolato la strada di accesso al porto alla cittadina di Monterey, in memoria delle comuni origini. Oggi sentiamo forte la necessità di dare più vigore a questo
legamo, di tornare ad accorciare le distanze e ridare sostanza a quel percorso umano di condivisione valoriale che da 140 anni unisce i pescatori di Isola delle Femmine con quelli di Monterey.
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Il gemellaggio tra la nostra comunità isolana e la cittadina umbra di Bevagna (PG) nasce in seguito al terremoto del 1994 che ha colpito duramente tutta l'Umbria, i suoi abitanti e il suo preziosissimo patrimonio artistico e culturale. Bevagna, stupendo borgo medievale, è famosa per i suoi vicoli suggestivi, la sua architettura fascinosa e i suoi monumenti spettacolari. Piazza Silvestri, il teatro Francesco Torti e il Palazzo dei Consoli sono solo un assaggio delle sue meraviglie. Bevagna ospita ogni anno, alla fine di giugno, il "Mercato delle Gaite", una rievocazione storica della vita medievale, che richiama esperti medievalisti e turisti da tutto il mondo. In occasione delle manifestazioni per il gemellaggio abbiamo ricevuto la visista della famosa Banda di Bevagna e sono state organizzate manifestazioni enogastronomiche: la sagra della porchetta a Isola e la sagra del pesce spada a Bevagna. Mantenere ancora ben saldi questi rapporti culturali e sociali è un obbiettivo comune ad entrambi i sindaci dei rispettivi paesi, Stefano Bologna a Isola delle Femmine e Anna Rita Falsacappa a Bevagna.
abbiamo ricevuto la visista della famosa Banda di Bevagna e sono state organizzate manifestazioni enogastronomiche: la sagra della porchetta a Isola e la sagra del pesce spada a Bevagna. Mantenere ancora ben saldi questi rapporti culturali e sociali è un obbiettivo comune ad entrambi i sindaci dei rispettivi paesi, Stefano Bologna a Isola delle Femmine e Anna Rita Falsacappa a Bevagna.

Il giardino della memoria

 
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Il Giardino della memoria accoglie l'auto di scorta di Falcone „Si chiama "Quarto Savona Quindici", nome in codice del veicolo su cui viaggiavano gli agenti Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, e sorge a poca distanza dallo svincolo di Capaci dell'autostrada A29.
„IL GIARDINO - Il progetto è del 2011 ed è stato realizzato da tre architetti palermitani: Valentina Careri, Michele Giletto e Fabrizio Cassibba. E' un luogo pieno di simbolismo. "La passerella è il percorso della legalità e rappresenta la strada fatta dagli uomini della scorta e da Falcone dall'aeroporto di Punta Raisi al luogo della strage - spiega l'architetto Valentina Careri -. La abbiamo realizzata in legno perché è un materiale caldo. Una parte della pavimentazione è in cemento perché con questo materiale abbiamo voluto rappresentare la deflagrazione  dell'autostrada che si è riversata qui ma anche la trama disegnata sul cemento è importante: è la mafia. Su di essa abbiamo sovrapposto la passeggiata della legalità e affisso i nomi delle vittime della strage". Ma l'elenco dei simbolismi è ancora lungo: le panche del giardino sono quindici così come le travi che compongono il tunnel: un omaggio al nome in codice della scorta. "I pilastri della recinzione hanno diverse altezze per scandire attraverso un gioco di luce e ombre la vita del giardino", aggiunge l'architetto Fabrizio Cassibba. Alla fine della passeggiata c'è un piccolo teatrino dove i visitatori possono sedersi e osservare e perché no meditare tra gli alberi di ulivo. "Abbiamo voluto riprendere le tradizioni teatrali tipiche della nostra terra. Il giardino finisce con la casina "No mafia" e la scelta non è casuale: è questo il messaggio che vogliamo lasciare ai visitatori". Il giardino, che sorge in un'area dove c'era un pacheggio, è accessibile ai disabili. La gestione per il momento è affidata al comune di Isola. A costruirlo l'impresa Ma.i.tech.“
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„"La Quarto Savona Quindici è il monito dei nostri poliziotti, quella voce dell'anima che ci spinge a fare sempre di più perché nella nostra giubba questi grandi uomini hanno impresso l'orgoglio di servire la nostra patria in nome di giustizia, verità e legalità".  il questore Renato Cortese
                                                                                                           
                                                                                                                                                          FONTE: www.palermotoday.it

Le spiagge

 
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Tra le tante spiagge della Sicilia, quelle di isola delle Femmine, meritano assolutamente un posto d’onore per fascino e bellezza. L’isola, una piccola oasi galleggiante, a pochi km di distanza da Palermo, è il luogo ideale per passare qualche giorno di vacanza tra mare, escursioni naturalistiche e relax. Il mare è sicuramente il protagonista assoluto dell’isola. Di un colore verde smeraldo, regala ai suoi visitatori degli scorci mozzafiato. Ma sono molti gli aspetti che rendono l’isola delle Femmine davvero suggestiva, a partire dalle leggende riguardanti il nome. Lungo i fondali marini si trovano diversi reperti archeologici di età romana e greca, oltre a reperti di epoche più recenti, tra cui, il più popolare, il relitto Junkers-52, la carcassa di un aereo tedesco affondato nel 1942 .
                                                                                                                           FONTE: ttp://www.gnv.it/viedelmare

  Area marina protetta

 
Non c’è immagine migliore di quella usata da Luigi Pirandello rievocando la sua nascita, per descrivere quanto forte sia in ognuno di noi siciliani il legame con il mare e quanto sia intenso il rapporto che esiste tra questo, la terra e l’uomo. Così si esprimeva lo scrittore. “Una notte di giugno caddi come una lucciola sotto un gran pino solitario in una campagna d’olivi saraceni affacciata agli orli d’un altopiano d’argille azzurre sul mare africano”. Una descrizione in cui i confini geografici sembrano annullarsi proprio nel luogo in cui i due elementi si incontrano e si fondono fino a sembrare l’uno la continuaizone dell’altro, in cui l’azzurro intenso del mare sembra confondersi con quello dei campi di grano.     Non deve sorprendere perciò che la Sicilia, con i suoi 1.500 chilometri circa di estensione costiera e con le sue enormi risorse naturalistiche e paesaggistiche sia la regione in cui si concentra uno dei più alti livelli di biodiversità del Mediterraneo che ne hanno fatto nei secoli meta ideale per i flussi turistici nazionali ed internazionali.     E’ stata proprio una tale rilevante presenza di biodiversità, unita alla preoccupazione che un eccessivo e non controllato sfruttamento dei sistemi ambientali possa pregiudicare e modificarne il funzionamento, a indurre la comunità scientifica ed il Ministero dell’Ambiente ad istituire l’Area Marina Protetta Capo Gallo-Isola delle Femmine.     Le caratteristiche dell’area marina protetta sono molto varie e ben diversificate da zona a zona. Per questa ragione in queste aree sono posti una serie di divieti e limitazioni che regolamentano - a seconda della zona il transito, l’ormeggio, la pesca ed altre attività. Le boe di colore giallo normalmente individuano e delimitano le zone sottoposte a vincoli, mentre i campi boa di colore rosso sono normalmente predisposti in quelle zone in cui è vietano l’uso dell’ancora ma dove è possibile l’ormeggio utilizzando apposite cime ad esse agganciate. Purtroppo, molto spesso, proprio per la presenza di questi vincoli e di queste limitazioni, l’Area Marina Protetta viene avvertita dalla maggior parte dei diportisti nautici come un fastidio o come un freno alla fruizione, come se i vincoli e divieti fossero messi li per non consentirci di sfrecciare con il nostro motoscafo o di ormeggiare buttando l’ancora a piacimento. E’ presumibile invece che senza l’Area Marina Protetta questo splendido patrimonio naturalistico oggi non esisterebbe più o sarebbe fortemente compromesso. Mario Ajello Referente Mare e Aree Marine Protette WWF Sicilia
area marina protetta ISOLA DELLE FEMMINE

 La   Riserva   Naturale  Orientata

 
Nel Golfo di Carini, a quindici chilometri da Palermo, si trova la Riserva Naturale Orientata Isola delle Femmine istituita dalla Regione Siciliana ed affidata in gestione alla LIPU. L’isola è inoltre Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e Geosito. Il clima spiccatamente mediterraneo influenza grandemente la presenza e la distribuzione delle specie vegetali sull’Isola delle Femmine. Residuo della macchia mediterranea nella parte centrale dell’isola è la formazione a gariga con Palma nana e arbusti di Lentisco che modellati dal vento marino assumono un portamento a cuscino. La vegetazione della fascia costiera è costituita da specie, quali ad esempio la Salicornia e la Salsola, che si sono evolute per prosperare in ambienti fortemente salati ad esse si aggiunge lo Statice che fiorisce in piena estate con caratteristici minuscoli fiori color lillà. Le varie specie di uccelli sono presenti in funzione delle stagioni.  L’autunno è segnalato dall’arrivo di Aironi cenerini e  Garzette. L’inverno è la stagione in cui si possono ammirare gli spettacolari tuffi delle Sule, grandi uccelli pelagici che catturano i pesci tuffandosi in mare anche da trenta metri di altezza. In primavera comincia la stagione riproduttiva del Gabbiano reale mediterraneo presente sull’isola con una colonia composta da circa cinquecento coppie. I partner cominciano ad allestire il nido già ai primi di marzo, dopo circa venticinque giorni di cova nascono i pulcini, due o tre e dopo circa altri quaranta giorni i pulcini  cominciano a compiere i primi voli. 
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Nel mese di agosto i gabbiani, giovani ed adulti, si disperdono in tutto il Mediterraneo. In settembre i gabbiani ritornano nella riserva in previsione del prossimo inverno ma i giovani vagheranno per il mare per circa quattro anni, fin quando, divenuti adulti, ritorneranno all’isola. Lungo la riva dell’isola troviamo il Dendropoma petraeum, un mollusco che ha il suo guscio a forma di tubo,  migliaia di tubi sono aggrovigliati e saldati assieme a costituire una cintura che borda l’intera isola, tale cintura viene chiamata “marciapiede a Vermetidi” (Trottoir). Tale marciapiede è stato descritto per la scienza dal naturalista francese De Quatrefages nel suo diario di viaggio “Souvenir d’un Naturaliste” nel 1848, proprio sull’Isola delle Femmine. In età punico – romana l’isola è stata prescelta come sede per la produzione del “garum”, una ricercata salsa ottenuta lasciando macerare al sole pesce, misto a sale. Le “cetarie”, vasche in cocciopesto che è possibile ammirare oggi sull’isola sono ciò che resta dello stabilimento industriale del tempo. Ma la testimonianza più evidente lasciata dall’uomo sull’isola è la torre di avvistamento. Essa fu costruita alla fine del XVI secolo la base quadrata è a scarpata ed al suo interno ospitava la cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. In primo piano era destinato ad accogliere il camino ed i giacigli per i militari. Sulla terrazza, oltre alle armi da fuoco, era sempre presente il “mazzone”, un’asta in legno con una caldera di ferro dove vi era un fascio di legna pronto ad essere acceso in caso di necessità. Il sistema dei “fani” era utilizzato per comunicare: una torre che avesse avvistato una imbarcazione nemica poteva dare l’allarme accendendo il mazzone ed utilizzando un linguaggio costituito da fumo di giorno o da fuoco di notte.
Leggenda: La più antica narra che sull’isola vivessero donne bellissime che sarebbero state date in dono ai guerrieri più valorosi in battaglia.
 

La pesca artigianale

Il pesce viene pescato e venduto direttamente  dai pescatori nel porticciolo in un mercato all’aperto dove il pescato viene sistemato ad arte dando vita  ad uno spettacolo di colori e profumi.
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Il  Porto

Il porticciolo d’Isola delle Femmine é situato sulla costa di fronte all'omonima isola ed è protetto da un molo a gomito e da una diga foranea. Il porto consente il riparo ad imbarcazioni da diporto di dimensioni contenute. Durante l’accesso è consigliabile proseguire al centro e stare attenti ai fondali rocciosi che si abbassano principalmente nelle zone vicino le banchine. Queste ultime, illuminate di sera, dispongono di punti acqua e scivolo per le barche. Fanali rosso e verde, a sinistra e a destra entrando, sui due moli, facilitano gli spostamenti notturni.
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SERVIZI Fontanella: - scivolo - rimessaggio all'aperto/coperto - riparazioni elettroniche - riparazione scafi in legno e vtr - riparazione vele - guardianaggio - rifornimento alimentare - parcheggio auto - cabina telefonica.
DESCRIZIONE Pericoli: risacca con vento forte dal I e IV quadrante e basso fondale al centro del porticciolo. Orario di accesso: continuo.
Accesso: navigare al centro delle due banchine.
Fari e fanali: fanali rosso e verde, a sinistra e a destra entrando, sui due moli.
Fondo marino: roccioso
Fondali: in banchina: da 1 a 5 m
Posti barca: 138.
Lunghezza massima: 15 m.
Venti: maestrale, libeccio e ponente.
Rade sicure più vicine: golfo di Carini.
AREE RISERVATE AL DIPORTO
Pontile gestito dalla ditta "Politi" sotto la diga foranea che ospita circa 100 imbarcazioni; pontile gestito dalla ditta "d'Angelo" all'interno del porto per piccole imbarcazioni (max 6 m, 30 imbarcazioni circa) lunghezza pontile 36 m; entrambi i pontili sono aperti solo per il periodo estivo. Vi è inoltre un campo boe della ditta Scavarelli Gaetano per l'ormeggio di circa 30 (max 6 m) piccole unità da diporto.

Cucina

 
La cucina siciliana è strettamente collegata alle vicende storiche e culturali della Sicilia, sia alla vita religiosa e spirituale dell'isola. Si tratta infatti di una cultura gastronomica regionale complessa ed articolata, che mostra tracce e contributi di tutte le culture che si sono stabilite in Sicilia negli ultimi due millenni. Dalle abitudini alimentari della Magna Grecia alle prelibatezze dei "Monsù", i cuochi francesi delle famiglie nobiliari, passando dai dolci arabi e dalle frattaglie cucinate per strada alla maniera ebraica, tutto contribuisce a rendere varia la cucina siciliana. Nei piatti della cucina siciliana si usa esclusivamente l'olio extravergine d'oliva, sia per cucinare che per condire. Il burro è ben poco usato, la sugna viene utilizzata solo per ammorbidire l'impasto di alcuni dolci. Gli ingredienti principali sono soprattutto vegetali o marini (pesce, e molluschi). La carne è utilizzata di rado, e per lo più in forma di frattaglie. Il pesce è tradizionalmente molto presente nelle tavole dei siciliani, servito fresco, aromatizzato con olio, aglio o con olive e capperi, pangrattato e arancia. Il sale è soprattutto marino, e i piatti sono impreziositi dalle erbe aromatiche che crescono in abbondanza: basilico, prezzemolo, menta, alloro, origano, rosmarino, salvia, cipolle selvatiche, semi di finocchio e finocchietto selvatico, insieme a gelsomino, pinoli, uva passa, pangrattato tostato ("muddica"), scorza d'arancia, succo di limone, ecc. Capperi, aglio e cipolla sono altresì spesso presenti nelle preparazioni. Caratteristico di molte preparazioni è l'agrodolce. Molto utilizzati anche mandorle, nocciole e pistacchi, sia nella preparazione di dolci e di bevande che per condire riso e pasta.
Un posto di rilevo occupa la "gastronomia da strada": la tradizione è ricca di preparazioni veloci, e poco costose, in vendita in bancarelle o chioschi per strada: pane e panelle, pane con la milza, stigghiole, quarume, frittola, musso, ortaggi (cardi, cavolfiori, etc.) fritti in pastella, arancine (dette "arancini" nella Sicilia orientale), ecc. Al centro dell’alimentazione c'è la pasta, o un piatto di legumi (fave fresche, fave secche, lenticchie, farro, ceci). In provincia di Trapani è molto diffuso il cuscus di pesce, preparato in casa con la semola di grano duro. Molto utilizzato il pane, che accompagna tutti i pasti, che viene sfornato due-tre volte al giorno, e che viene consumato fresco. Nell'isola sono presenti numerose varietà di pane, spesso cosparso di sesamo (detto "cimino" o "giuggiulena"). Il pane è presente in molti riti sacri. L'isola produce infine diverse varietà di formaggio (di latte vaccino e di pecora) ed una solida tradizione vitivinicola, con 28 vitigni autoctoni, 21 vini DOC e 7 milioni di ettolitri di vino prodotti ogni anno. Un capitolo a parte sono i dolci (fritti, al forno, al cucchiaio), spesso a base di frutta e frutta secca. Spesso legati a tradizioni religiose, i dolci siciliani sono ricchissimi.
Il porticciolo d’Isola delle Femmine é situato sulla costa di fronte all'omonima isola ed è protetto da un molo a gomito e da una diga foranea. Il porto consente il riparo ad imbarcazioni da diporto di dimensioni contenute. Durante l’accesso è consigliabile proseguire al centro e stare attenti ai fondali rocciosi che si abbassano principalmente nelle zone vicino le banchine. Queste ultime, illuminate di sera, dispongono di punti acqua e scivolo per le barche. Fanali rosso e verde, a sinistra e a destra entrando, sui due moli, facilitano gli spostamenti notturni.
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La  Patrona del  Paese

 
Maria SS DELLE GRAZIE ISOLA DELLE FEMMIN
MARIA S.S. DELLE GRAZIE
2 LUGLIO
La piccola borgata marinara di Isola delle Femmine festeggia con grande fede e solennità la Santa Patrona il 2 luglio, giorno dedicato alla Madonna delle Grazie. La devozione verso la Madonna da parte degli abitanti di Isola si perde nella notte dei tempi. Una pia leggenda racconta che i marinai della borgata trovarono miracolosamente il simulacro davanti alla porta della allora piccola chiesa. Da quel momento il simulacro della Madonna venne sempre venerato e da li a poco si acclama Maria sotto il titolo delle Grazie, Patrona del piccolo centro. Nel giorno solenne la Madonna, rivestita dal suo prezioso manto, è posta su di un’artistica vara argentea pronta per l’inizio della processione. Li in chiesa ad aspettarla tutta la popolazione di Isola, mentre altri affollano i balconi, aspettando il passaggio del simulacro, un’assordante “moschetteria” da inizio alla solenne processione della Madonna per le vie cittadine. L’immagine passerà tra le strade sfarzosamente illuminate tra le mille coperte appese ai balconi in onore della Madonna. Ogni angolo delle strade è un tripudio di fede e devozione verso la Madonna, manifestato chi con coperte, chi con luci, chi con cineserie esplose al passaggio. A tarda serata la Madonna farà rientro in chiesa salutata da una moltitudine di fedeli. A tarda nottata uno spettacolo pirotecnico effettuato sul molo del porticciolo concluderà la giornata di festeggiamenti dedicati alla Santa Patrona.
 
                                                                                                                                                Testo a cura di Gaetano Spicuzza  
Maria SS DELLE GRAZIE ISOLA DELLE FEMMIN
Maria SS DELLE GRAZIE ISOLA DELLE FEMMIN